Parità, parità. La fate facile, voi donne, a parlare di parità. Stessi diritti, stessi doveri, nessuna distinzione: propositi encomiabili, speriamo che la gente ci si abitui presto, a ragionarla così.
Però ammettiamolo, anche voi avete i vostri privilegi, le vostre comodità. Quelle piccole cose che vi si concedono e che noi uomini ci sogniamo. E non parlo solo del vostro essere "burrose" e del nostro essere "ciccioni". Ad esempio.
Quando a voi donne tocca presenziare a una qualche serata speciale, a un evento mondano, a un appuntamento importante, avete solo l’imbarazzo della scelta: vestiti corti, vestiti lunghi, tubini, tailleur con gonna, tailleur con pantaloni, con camicia, senza camicia, con top, con body, con strass, di raso, di seta, con tacco 12, con tacco 7, con tacco 5, senza tacco, con gli stivali, con borsetta, con cintura, senza cintura. Vostra completa discrezione. Siete a disagio in gonna? Un bel tailleur con pantaloni e una camicetta, e siete elegantissime. Preferite una femminilità estrema? Abitone lungo e fasciante in vita con tacco 12. Vi sentite un po’ mignotte, e volete dirlo con classe? Spacco vertiginoso o minigonna giropassera abbinata a un insieme più sobrio et voilà, chi vi dice nulla?
Noi uomini, no. Devi vestirti elegante? Non hai scelta: cravatta. Senza cravatta non sei elegante. Sei casual, semmai; ben vestito; "disinvolto". Ma elegante no, mi spiace, e la reazione è sempre quella: "Ma la cravatta?" (storcendo un po’ il naso, con discrezione)
E allora diciamolo, una buona volta: la cravatta è una tortura. (Bambini, ripetete assieme a me, e ricordatevi di scandire bene le parole: la. cravatta. è. una. tortura.) Provateci voi a sembrare naturali, con un pezzo di stoffa stretto attorno al collo. Che vi soffoca. Vi prude. Vi accalda. C’è qualcosa di perverso e distorto, in tutto questo, ma sembra che l’uomo – per essere elegante – debba mostrarsi rigido come un fuso. Dice il detto: chi bello vuole apparire, un poco deve soffrire. Certo, tutto vero, giusto. Però, dannazione: se voi donne non portate più quei bustini soffocanti da damine dell’Ottocento, perché a noi tocca ancora questa tortura cinese? Dice Terzani – Wikipedia docet – che la cravatta era in origine "un’invenzione dei Mongoli per trascinare i prigionieri legati al pomo delle loro selle". Direi che non ci sia altro d’aggiungere, al riguardo.
E vi prego, non venitemi a dire: "Ma adesso anche noi donne portiamo la cravatta, a volte". Perché non è la stessa cosa: avete libera scelta. E poi, fateci caso: quando la mettete – che fa tanto lesbo-chic mica la portate ben stretta al collo, come creanza vuole; no, voi la portate allentata. Facile, così.
Che poi, per dirla tutta: se il vostro partner v’arrivasse davanti e vi dicesse: "Amore, non puoi lamentarti: l’assorbente ho provato a usarlo pure io, l’ho attaccato alla mutanda", voi, come reagireste?
Ecco.