Traslochi e pacchetti

Vi capita mai, certe volte, di dimenticarvi una vecchia casa in cui avete vissuto, o avete passato parte della vostra infanzia?

Sì, lo so che voi donne avete una memoria da elefanti e non dimenticate nulla (specie sulle altre donne che vi hanno fatto uno sgarbo), ma capita spesso: sei lì, vivi la tua vita e poi ZAN!, un ricordo, un frammento di un luogo che avevate dimenticato.

Magari ci passate davanti con la macchina, lo vedete ristrutturato e vi ricordavate di com’era prima, di tutti quei piccoli difetti che lo caratterizzavano. E che lo rendevano caldo.

Mi è capitato anche qui, con Stilismi Gattici. M’è arrivata una mail sull’aggiornamento della piattaforma ed eccomi qui, a ricordarmi i cari – bei – vecchi – brevi – tempi qui.

È un periodo strano, quello che sto vivendo. Fatto di “case” in cui sto e “case” da cui mi sono spostato. Un nuovo lavoro, ma stabile; una nuova casa, ma (più o meno) stabile. Vita sentimentale? Credo sia in viaggio, ma altrove.

Due su tre, non è un cattivo punteggio.

E il vostro qual è?

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Che combinazione!

Per dire: oggi mi sono dovuto svegliare alle sei del mattino per stirare quel cumulo di vestiti semi-lavati che mi ritrovo.
Perchè? Perché stasera arriva la mia amica M., quella sput sput.

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Io ti servirò – 2

Per intenderci – e giusto per rimanere in tema – io ho ancora un mucchio di panni da stirare.
Ho un futuro da brava massaia, diciamocelo.

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Comodinate – 2

Posa 'sto libro e baciami, la copertinaLa cambusa
Storia d’amore e di altre malattie
Rizzoli 24/7
182 pagine, 14 euro

Perché?
Perché a volte si comprano libri senza un motivo.
Perché avevo bisogno d’amore, anche finto.
Perché non sono più un ragazzino, e forse non lo sono neppure mai stato.
Perché gli autori – pure questi – hanno aperto un blog, che mi sa che va di moda.
Perché non c’è solo Federico Moccia.
Perché voglio quella maglietta gialla in copertina, e quel cuore che sanguina.

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Io ti servirò

Dove sono stato?
Dove sono sparito, mi chiederete?
Potrei cavarmela con un simpatico "Sono uscito a prendere le sigarette", che fa misterioso-fintoironico e non impegna, ma lo sapete: non sono tipo da orpelli.
La verità è che ho pulito. Fatto lavatrici. Spazzato. Passato stracci. Smacchiato vetri. Stirato. Riordinato. Comprato robe inutili all’Ikea nella speranza (vana) di avere una maggiore organizzazione in casa. Lavato piatti su piatti e pentole su pentole (mangiare era accessorio, quella cosa che si fa fra un lavaggio di piatti e l’altro).
Certo, ho anche lavorato. Sono uscito – ogni tanto – con gli amici. Ho cercato – aridaje: invano – di perdere qualche chilo sfracassandomi di vasche in piscina. Ma è tutta roba accessoria.
La verità è che metà della mia vita l’ho passata a rassettare, cercando di evitare quell’effetto "accogliente porcile" tipico di tante case da single maschio ruminante.

E qui io lo so che v’ho dato un dispiacere.

Perché diciamocelo, un po’ ci godete. Vi dà quel certo non so che di onnipotenza, fiondarvi nella camera del vostro ragazzo/marito/compagno ed esclamare tutto il vostro disgusto per l’anti-igiene che domina in quel loculo.
Superiorità: io come si fanno le faccende l’ho imparato quando ero ragazzina, e te ancora non sei in grado.
Riscatto: essì che ti lamenti che non lavo mai la macchina. Guarda qua che roba!
Indispensabilità: come faresti senza di me?
E non ne potete fare a meno: cominciate a rassettare la camera come delle indemoniate.
Infilate in lavatrice quelle scorie atomiche dei suoi vestiti sporchi, e vi sale l’autostima.
Riportate finalmente alla luce la superficie della sua scrivania, seppellita da reperti fossili di carte e fazzollettini usati post-influenzali, e vi si illumina il viso.
Stanate rotolini di pelo senzienti da sotto il letto, e vi sentite tronfie come trofie al pesto unte di Vissani.
Alla fine eccovi lì, sfatte e inzaccherate come dopo due ore di jogging domenicale ma soddisfatte come dopo una sessione di shopping da saldo piene di buste e pacchetti.
Vi accendete una sigaretta post-orgasmo, e siete pronte ad affrontare di nuovo le fisime del vostro ragazzo, pazienti e comprensive.
Fino al prossimo appuntamento con le pulizie.

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Comodinate – 1

Posa 'sto libro e baciami, la copertinaPosa ‘sto libro e baciami
39 scene d’amore, raccontate da altrettanti autori
Zandegù editore
220 pagine, 12 euro

Perché?
Perché me ne sono goduto qualche stralcio "live" in una bettola cool romana.
Perché me lo sono trovato su uno scaffaletto di Altroquando, e non ho potuto fare a meno di comprarlo.
Perché gli autori hanno messo su un blog.
Perché Akille ha scritto un pezzo, e quella sera avevo capito che era lui.
Perché sono un inguaribile romantico.

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Nodi alla gola

Parità, parità. La fate facile, voi donne, a parlare di parità. Stessi diritti, stessi doveri, nessuna distinzione: propositi encomiabili, speriamo che la gente ci si abitui presto, a ragionarla così.
Però ammettiamolo, anche voi avete i vostri privilegi, le vostre comodità. Quelle piccole cose che vi si concedono e che noi uomini ci sogniamo. E non parlo solo del vostro essere "burrose" e del nostro essere "ciccioni". Ad esempio.
Quando a voi donne tocca presenziare a una qualche serata speciale, a un evento mondano, a un appuntamento importante, avete solo l’imbarazzo della scelta: vestiti corti, vestiti lunghi, tubini, tailleur con gonna, tailleur con pantaloni, con camicia, senza camicia, con top, con body, con strass, di raso, di seta, con tacco 12, con tacco 7, con tacco 5, senza tacco, con gli stivali, con borsetta, con cintura, senza cintura. Vostra completa discrezione. Siete a disagio in gonna? Un bel tailleur con pantaloni e una camicetta, e siete elegantissime. Preferite una femminilità estrema? Abitone lungo e fasciante in vita con tacco 12. Vi sentite un po’ mignotte, e volete dirlo con classe? Spacco vertiginoso o minigonna giropassera abbinata a un insieme più sobrio et voilà, chi vi dice nulla?

Noi uomini, no. Devi vestirti elegante? Non hai scelta: cravatta. Senza cravatta non sei elegante. Sei casual, semmai; ben vestito; "disinvolto". Ma elegante no, mi spiace, e la reazione è sempre quella: "Ma la cravatta?" (storcendo un po’ il naso, con discrezione)
E allora diciamolo, una buona volta: la cravatta è una tortura. (Bambini, ripetete assieme a me, e ricordatevi di scandire bene le parole: la. cravatta. è. una. tortura.) Provateci voi a sembrare naturali, con un pezzo di stoffa stretto attorno al collo. Che vi soffoca. Vi prude. Vi accalda. C’è qualcosa di perverso e distorto, in tutto questo, ma sembra che l’uomo – per essere elegante – debba mostrarsi rigido come un fuso. Dice il detto: chi bello vuole apparire, un poco deve soffrire. Certo, tutto vero, giusto. Però, dannazione: se voi donne non portate più quei bustini soffocanti da damine dell’Ottocento, perché a noi tocca ancora questa tortura cinese? Dice TerzaniWikipedia docet – che la cravatta era in origine "un’invenzione dei Mongoli per trascinare i prigionieri legati al pomo delle loro selle". Direi che non ci sia altro d’aggiungere, al riguardo.

E vi prego, non venitemi a dire: "Ma adesso anche noi donne portiamo la cravatta, a volte". Perché non è la stessa cosa: avete libera scelta. E poi, fateci caso: quando la mettete – che fa tanto lesbo-chic mica la portate ben stretta al collo, come creanza vuole; no, voi la portate allentata. Facile, così.
Che poi, per dirla tutta: se il vostro partner v’arrivasse davanti e vi dicesse: "Amore, non puoi lamentarti: l’assorbente ho provato a usarlo pure io, l’ho attaccato alla mutanda", voi, come reagireste?
Ecco.

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La Betta anatroccola

Betty la Fea

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Il pelo nell’uomo

Una cosa dovete concedercela, però: noi uomini siamo pronti a fare anche i sacrifici più estremi, per la donna che amiamo veramente. La mia amica M., ad esempio, è più che fortunata.

Lei è un mito: straniera chic, elegante con intelligenza, piena di cultura, impegnata nel sociale. E disinibita. Non ha nessun problema a parlare di sesso, ma lo fa senza alcuna volgarità o esagerazione, con la stessa naturalezza con cui ti parla del tempo o dell’ultimo libro che ha letto. Un minuto prima parli di politica internazionale e il secondo dopo ti racconta tutte le pratiche che le ha insegnato il suo primo partner. Imperturbabile.
Qualche tempo fa l’ho ospitata in casa mia nella tappa romana di uno dei suoi soliti viaggi in giro per il mondo.
Eravamo lì in camera, ad aggiornarci sulle relative vicissitudini e traversìe, quando a un certo punto mi fa:

"Però devo cercare di convincere il mio ragazzo a togliersi i peli…"

Così, come se nulla fosse. Ma lei non parla mica di una ceretta totale, macché. Lei parlava di quei peli , che si trovano . Avete capito, no? Come lo chiamate voi? Sul coso. Mi spiega anche perché:

"Voi maschi state sempre lì a chiedere pompini, e a noi non è che dispiaccia farli. Anche a noi piace ricevere il sesso orale, però ci facciamo la ceretta accorciamo il pelo, ci sistemiamo… perché voi non dovreste fare lo stesso? Perché non ci rendete la cosa più piacevole? Sono stufa di fare sput sput."

Chiaro, lineare, ovvio. Un discorso che non fa una grinza. In effetti, non è propriamente la cosa più erotica doversi fermare durante l’atto per togliere dalla bocca quel fastidiosissimo pelo superfluo così gentilmente mollato dal vostro partner. C’è di meglio, nella vita.

Roberta, invece, non la pensa così. Lei, moretta, ventenne, romana, ultimo acquisto del centro estetico da cui mi servo di tanto in tanto, preferisce il maschio peloso.
"A me l’uomo completamente glabro non piace" mi dice torturandomi la schiena con strisce e cera calda, facendo seguire la frase da un eloquente moto di ribrezzo (brividi inclusi). "Il ragazzo mio è peloso il giusto, e me piace così". De gustibus, dicevano gli antichi. Meglio così: in effetti, a me l’uomo tutto senza peli sa un po’ di viscido.

Però io una domanda ve la faccio lo stesso, a voi donne: se non ci fosse una via di mezzo, se non ci fossero sfumature, poste di fronte alla scelta cosa vorreste? Il pelosissimo abominevole uomo delle nevi, o la liscissima anguilla saponata degli abissi?

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Ombrette

Alcune di voi, donne, certe volte non le capisco. E sì che di psicologia femminile dovrei intendermene abbastanza, ormai, tanto da cavarmela nella maggioranza delle situazioni che vi vedono coinvolte: dallo shopping alle feste, dai cicli mestruali dolorosi alle emicranie lancinanti, dalle singletudini deprimenti ai tradimenti (veri, falsi e presunti), passando per beghe lavorative, scolastiche, filosofiche, etiche e così via. Ho affrontato di tutto.
Eppure qualcuna di voi riesce ancora a stupirmi. In negativo. Perché da bravo femminista ho un’ottima considerazione del genere femminile. Ma, a quanto pare, non è possibile fare di tutta l’erba un fascio (eh, quella vecchia saggezza contadina di una volta…).

Prendi questa mia ex compagna di liceo, ad esempio. Una di quelle donne che da adolescente idolatravo e guardavo come esempio di forza di carattere, tenacia, intelligenza, arguzia, bellezza e compagnia cantando. Una sorta di summa della perfezione femminile. Non per nulla me ne ero innamorato, all’epoca (se di amore si poteva parlare).
Ecco, da una come lei ti aspetti come minimo dei rapporti sentimentali maturi e basati sul rispetto reciproco, sul confronto intellettuale, sulla parità di cultura.
Nulla di tutto questo. Da bravo amico d’un certain regard penso d’aver potuto seguire tutte le sue peripezie sentimentali, e di poter parlare con una discreta cognizione di causa: calata nel ruolo della fanciulla innamorata, questa donna – così forte, indipendente, modernaperdeva completamente la testa. Dal fancazzista-nullafacente-animadannata di una decina d’anni più grande, al liceale pluriripetente da campo da basket (se ne fosse scelto uno con una personalità un po’ più risolta e vincente, sia mai!) il risultato era sempre quello: farle scomparire la spina dorsale. Un fenomeno anatomico inspiegabile.
Ed eccola lì, dopo anni e anni di relazioni di tale risma, questa donna – così forte, indipendente, moderna – si è trasformata in qualcosa che è una versione regredita di ciò che sarebbe dovuta diventare. Un ritorno al paleolitico, una filosofia di vita del tipo "io senza il mio ragazzo non me la sento di uscire". Roba da farti cadere le braccia (fenomeno anatomico spiegabilissimo, stavolta).

Ecco, voi questa cosa me la dovete spiegare. Dopo anni di femminismo, dopo anni di lotte, dopo aver conquistato il diritto di parola, dopo aver conquistato il diritto di voto, dopo aver lottato per la carriera; con donne in politica, donne ministro, donne imprenditrici, donne registe, donne scienziate, donne magistrato, donne mamme, donne in tutte le posizioni di eccellenza. Dopo tutto questo e con tutto quello che avete raggiunto: com’è possibile che esistano ancora esponenti del sesso femminile che si sentono perse senza l’ombra di un uomo, e quando lo trovano finiscono col diventare l’ombra di se stesse?

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